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Alla scoperta del Museo San Michele: nella casa del ferro battuto

A San Michele all’Adige dal 1968 un Museo racconta gli usi e i costumi della gente trentina. Tra i mestieri che hanno resistito allo scorrere del tempo sino ad arrivare ai giorni nostri, c’è la lavorazione del ferro battuto. Ne abbiamo parlato con il conservatore di questo luogo, Luca Faoro.

Se volete conoscere la vera storia della lavorazione del ferro battuto in Trentino, a San Michele all’Adige esiste un luogo ideale dove andare. Parliamo del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, fondato nel 1968 da Giuseppe Šebesta nei locali dell’Antica Prepositura Agostiniana del paese e, da allora, osservatorio permanente delle tradizioni del sistema agrosilvopastorale della montagna alpina.
A farci da mecenate alla scoperta delle eccellenze ’sfornate’ in questi secoli dai fabbri trentini è Luca Faoro, il conservatore del Museo San Michele. Basta muovere pochi passi negli interni di questo luogo per rendersi conto di quanto sia speciale la centenaria storia legata alla lavorazione del ferro battuto in Trentino. "L’esigenza di lavorare il ferro in questa terra – racconta la nostra guida – nasce dal bisogno di fornire ai lavoratori, per lo più agricoltori, gli strumenti per fare il proprio mestiere. Così, con l’apertura delle prime miniere di ferro sono state aperte anche le prime forge che la realizzazione degli arnesi da lavoro".

Il ricordo delle miniere rimanda alla Valle di Primiero, in quell’angolo bellissimo del Trentino orientale dove da rocce d’era preistorica vennero ricavate delle grandi miniere da cui furono estratti inizialmente rame, oro, argento e, in seguito, anche il ferro per un commercio finalizzato quasi esclusivamente al servizio degli artigiani locali. Il momento di rottura corrisponde alla costruzione della ferrovia del Brennero, datata 1859. "Fino a quell’epoca – continua Faoro – grosso modo in ogni paese c’era un fabbro che lavorava per i suoi compaesani. Ma con la realizzazione della ferrovia anche in Trentino iniziarono ad arrivare i prodotti a basso costo provenienti da altre regioni dell’Impero austro-ungarico, principalmente Germania e Austria. Ciò ha provocato ovviamente delle forti restrizioni per il mercato locale e, oggi, in pratica, sul nostro territorio operano solo pochi fabbri attivi in produzioni di nicchia di alta qualità e dal valore artistico-ornamentale".

A raccontare questo mondo meglio di ogni altro elemento sono, però, le stanze che il Museo San Michele dedica alla lavorazione del ferro battuto. "Nel nostro Museo – conclude Luca Faoro – abbiamo dedicato due spazi espositivi a questa forma di artigianato. Uno è dedicato al lavoro del fabbro. Qui è come entrare in una vera e propria fucina. C’è un campionario piuttosto vasto di oggetti che, per i lavoratori di un tempo, erano di uso comune: dalle pinze ai magli, dai martelli alla chioderia, dove il chiodaio, appunto, si occupava soprattutto della realizzazione di chiodi per fissare le suole in legno delle scarpe. Inoltre abbiamo una sala dedicata all’esposizione di oggetti di livello artistico come cancellate, balaustre, serrature e ornamenti per portoni di vario genere". Vere e proprie opere d’arte realizzate ancora oggi qui in Trentino da artigiani esperti, testimonianza vivente di un saper fare che resiste vigoroso allo scorrere del tempo.

Museo San Michele

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